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Atto tributario notificato a persona diversa dal destinatario, quali conseguenze?

Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 02/02/2017 n° 2868

In caso di notifica dell’atto tributario a persona diversa dal destinatario è obbligatorio l’invio e la ricezione della lettera raccomandata “informativa” al contribuente.

In tema di notifica dell’atto tributario nella fattispecie di consegna del provvedimento a mani di persona diversa dal destinatario (nel caso in parola, si trattava del coniuge), a mente dell’art. 60, lett. b-bis, D.P.R. n. 602/73, “è necessario”, ai fini del perfezionamento notificatorio, “l’inoltro al destinatario e l’effettiva ricezione della raccomandata informativa del deposito dell’atto presso la casa comunale, non essendone sufficiente la sola spedizione”.

I fatti della causa

Il contenzioso fiscale in commento nasceva dal ricorso presentato dal contribuente avverso la cartella esattoriale di Equitalia, in ordine alla quale lamentava la mancata notifica dell’avviso di accertamento prodromico, in violazione dell’art. 60, b-bis cit.

In effetti, la norma in commento dispone: “la notificazione degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente è eseguita” in virtù dell’art. 137 c.p.c. e seguenti, tuttavia “con le seguenti modifiche”, ossia la lettera b-bis) stabilisce che “se il consegnatario non è il destinatario dell’atto […] il messo dà notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di lettera raccomandata”[1].

A ben vedere, richiamando la norma in questione, i giudici di appello della C.T.R. del Piemonte, con la sentenza n. 46/11, confermavano la decisione adottata dalla C.T.P. di Novara: “la redazione da parte del messo notificatore della raccomandata informativa [art. 60, lett. b-bis cit.] è indispensabile per portare a termine il procedimento notificatorio dell’avviso di accertamento, effettuato al domicilio del contribuente a mani del coniuge convivente, soggetto diverso dal destinatario”.

Avverso tale provvedimento, l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione.

La decisione

Il panorama normativo in commento è estremamente lineare e puntuale, in materia di notifica degli avvisi di accertamento, nonché delle cartelle esattoriali (art. 26, D.P.R. n. 602/73).

Il citato art. 60, al comma 1, stabilisce che il procedimento notificatorio “degli avvisi e degli altri atti” da notificare al contribuente è governato dagli artt. 137 e seguenti del c.p.c., sebbene con talune modifiche, ovverosia – come già anticipato precedentemente – laddove l’atto tributario/esattivo sia consegnato a persona diversa dal destinatario, il messo deve inoltrare formale “notizia dell’avvenuta notificazione”, mediante “lettera raccomandata” al contribuente interessato.

Orbene, secondo i giudici della Suprema Corte, “il tenore letterale della disposizione configura la raccomandata informativa come un adempimento essenziale del procedimento di notifica”.

Del resto, sempre la Corte di Cassazione, al pari delle notifiche per “irreperibilità relativa” (art. 140 c.p.c. – art. 26, comma 4, D.P.R. n. 602/73), sulla base delle pronunce della Corte Costituzionale, n. 3/10 e n. 258/12, ha osservato che anche in quelle con consegna dell’atto a persona diversa dal destinatario, la notifica si perfeziona quando sono stati “effettuati tutti gli adempimenti ivi prescritti, incluso l’inoltro al destinatario e l’effettiva ricezione della raccomandata informativa del deposito dell’atto presso la casa comunale, non essendone sufficiente la sola spedizione”[2].

In particolare, l’art. 60 cit. non solo trova applicazione per le notifiche degli avvisi di accertamento, bensì anche per le cartelle esattive (ad esempio quelle di “competenza” dell’Agente della Riscossione – Equitalia), nonostante taluni dinieghi manifestati dalla giurisprudenza di merito, peraltro sprovvisti di alcun sostegno normativo.

E’ opportuno rammentare che l’ultimo comma dell’art. 26, D.P.R. n. 602/73 stabilisce il seguente precetto: “per quanto non è regolato dal presente articolo si applicano le disposizioni dell’art. 60” cit.; sostanzialmente, in assenza di espressa previsione all’interno del richiamato art. 26, anche per le cartelle di pagamento è obbligatorio l’invio e la ricezione della c.d. lettera informativa in caso di consegna dell’atto a persona diversa dal destinatario, indipendentemente dalla qualifica del soggetto consegnatario.

A maggior chiarimento del quadro normativo, lo speculare art. 139 c.p.c., comma 4, prevede l’obbligo (a carico del notificante) di dare notizia dell’avvenuta notifica al destinatario, laddove venga consegnata la copia dell’atto al “portiere” o al “vicino” di casa; tuttavia, tale norma – è opportuno ribadirlo – non può trovare applicazione nelle notifiche degli atti tributari o esattivi (avvisi di accertamento, cartelle esattoriali, etc.).

Proprio su tale aspetto, infatti, vero è che l’art. 60, comma 1, D.P.R. n. 600/73, richiama specificatamente la normativa prevista dagli artt. 137 e seguenti del c.p.c., ma lo stesso comma impone l’adozione di precise modifiche, tra cui – come illustrato – l’obbligo di dare notizia al destinatario della consegna dell’atto a persona diversa, senza prospettare alcuna distinzione tra il consegnatario appartenente alla categoria del portiere/vicino di casa o meno.

In conclusione, nella notifica di atti tributari (di qualsiasi natura, sia essa accertativa oppure esattoriale), avvenuta a mani di soggetto diverso dal destinatario (art. 60, lett. b-bis, cit.), il messo è obbligato a trasmettere notizia della notifica dell’atto/avviso per mezzo di invio ed effettiva ricezione della c.d. lettera informativa a favore del contribuente; in assenza o in difetto di tale incombente, il procedimento notificatorio si considera come nullo e privo di alcun effetto giuridico nei confronti dell’interessato, stante la natura recettizia dei provvedimenti amministrativi[3].

Sul tema si segnala:

  • Codice del processo tributario annotato,  Chizzini Augusto, Glendi Cesare, IPSOA, 2016.

(Altalex, 7 aprile 2017. Nota di Federico Marrucci)

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[1] Tale obbligo è stato introdotto dall’art. 37, comma 27, lett. a), D.L. 4.07.2006, n° 223, convertito, con modificazioni, dalla Legge 4.08.2006, n° 248: la disposizione si applica dal 4.07.2006.

[2] Cass. n. 25079/14: i giudici della S.C. hanno stabilito che la “raccomandata informativa” (ex art. 140 c.p.c.), costituisce adempimento indefettibile per il perfezionamento della notificazione di atti tributari (nella specie, cartella di pagamento) a destinatari temporaneamente irreperibili. Secondo l’autorevole commento dell’Avv. Mariagrazia Bruzzone (cfr. Corriere Tributario, 6/2015, p. 460 “La notifica è giuridicamente inesistente senza la ‘raccomandata informativa’”), la citata raccomandata “non rappresenta una mera comunicazione, ma una comunicazione a mezzo posta connessa con la notificazione di atti tributari indirizzati a destinatari temporaneamente irreperibili”. In breve, la notifica si perfeziona con “l’effettiva ricezione” della raccomandata informativa, “non essendo sufficiente la sola spedizione”. Su tale argomento si veda anche il commento, anch’esso prestigioso, del Prof. Avv. Cesare Federico Glendi sulla sentenza della Corte di Cassazione, n° 11993/11 (cfr. GT – Rivista di Giurisprudenza Tributaria, 9/2011, p. 741 “L’evoluzione della giurisprudenza di vertice sulla rilevanza dell’avviso di ricevimento della c.d. raccomandata informativa ex art. 140 c.p.c.”).

[3] Cass. SS. UU., n. 19704/15.

Cassazione: lecito registrare e filmare le conversazioni col cellulare

Inoltre le registrazioni audiovisive effettuate da uno dei partecipanti costituiscono prova documentale valida e particolarmente attendibile

Le registrazioni e i video col telefonino sono leciti e fanno prova in udienza
di Lucia Izzo – Le registrazioni audio e/o video effettuate da uno dei partecipanti al colloquio o da persona autorizzata ad assistervi costituiscono prova documentale lecita e utilizzabile nel processo.
 
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, terza sezione penale, nella sentenza n. 5241/2017 (qui sotto allegata). L’imputato, un brigadiere dei carabinieri, è accusato per aver indotto una prostituta ad avere rapporti sessuali e, abusando della sua inferiorità psichica, per aver indotto indebitamente una donna ad avere con lui in due circostanze rapporti sessuali.

Nel rigettare l’impugnazione, gli Ermellini evidenziano che gli elementi indicati dai due provvedimenti di merito, sono gravi, univoci e convergenti nell’indicare il ricorrente autore dei fatti, e  di altri fatti anche più gravi ancora in accertamento, descritti nell’imputazione.
 
In particolare, per i giudici alcune considerazioni devono necessariamente svolgersi sull’uso delle registrazioni video e sonore nei casi di violenza sessuale. Infatti, nel caso in esame, l’imputato aveva anche filmato integralmente gli incontri sessuali con le donne (oltre a quelle di cui all’imputazione anche per altre), e dalla visione del filmato e dal contenuto del colloquio erano emersi in maniera inconfutabile (documentati dallo stesso indagato con i video) i gravi indizi dei reati in contestazione.
 
Nonostante le registrazioni siano, nel caso di specie, effettuate dall’indagato, per i giudici queste sarebbero potute ben essere realizzate dalla stessa vittima di violenze.
 
Le registrazioni, video e/o sonore, tra presenti, o anche di una conversazione telefonica, effettuata da uno dei partecipi al colloquio, o da persona autorizzata ad assistervi (che non commette il reato di cui agli atrt. 617 e 623 c.p., in quanto autorizzato), costituisce prova documentale valida e particolarmente attendibile, perché cristallizza in via definitiva ed oggettiva un fatto storico, ossia il colloquio tra presenti (e tutto l’incontro, se con video) o la telefonata.
 
Ancora, sottolinea il Collegio, la persona che registra (o, come nel caso esaminato, che viene filmata dallo stesso autore del fatto) è pienamente legittimata a rendere testimonianza, e quindi la documentazione del colloquio esclude qualsiasi contestazione sul contenuto dello stesso, anche se la registrazione fosse avvenuta su consiglio o su incarico della Polizia Giudiziaria.

Nel particolare caso di violenza sessuale in giudizio, le video registrazioni risultano particolarmente valide, per la ricostruzione oggettiva delle violenze. Infatti, secondo i giudici, le moderne tecniche di registrazione, alla portata di tutti stante l’uso massiccio dei telefonini c.d. “smartphone”, che hanno sempre incorporati registratori vocali e video, e di app dedicate per la registrazione di chiamate e di suoni, consentono una documentazione inconfutabile e oggettiva del contenuto di colloqui e/o di telefonate, tra il violentatore e la vittima. 
 
Ancora, le registrazioni di conversazioni (e di vide ) tra presenti, compiute di propria iniziativa da uno degli interlocutori, non necessitano dell’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, ai sensi dell’art. 267 del c.p.p. in quanto non rientrano nel concetto di intercettazione in senso tecnico, ma si risolvono in una particolare forma di documentazione, non sottoposta ai limiti ed alle formalità delle intercettazioni.
 
Quanto precisato relativamente alla sede penale, inoltre, vale anche in relazione al processo civile, poichè le video registrazioni rappresentano prove documentali rientranti nell’ambito di cui all’art. 2712 c.c (riproduzioni meccaniche).

Va comunque sottolineato che la registrazione per essere validamente utilizzabile deve essere effettuata da uno dei protagonisti della conversazione: non è possibile, pertanto, l’estensione dei limiti di applicabilità della normativa codicistica in materia di intercettazioni telefoniche e ambientali anche alle intercettazioni di conversazioni tra presenti o al telefono svolte non solo da un estraneo, ma anche da uno degli interlocutori della conversazione medesima.
 
Si tratta, infatti, di situazioni del tutto diverse fra loro e non si può equiparare la registrazione effettuata, sia pure occultamente, da uno dei protagonisti della conversazione, all’ingerenza esterna sulla vita privata costituita dall’intercettazione svolta per opera di un terzo.

Cass., III sez. pen., sent.n. 5241/2017 

Fonte: Cassazione: lecito registrare e filmare le conversazioni col cellulare 
(www.StudioCataldi.it)

(08/02/2017 – Lucia Izzo) • Foto: 123rf.com

Locazione non registrata: la sorte del contratto

Cassazione Civile, sez. III, sentenza 13/12/2016 n° 25503

Fonte: Locazione non registrata: la sorte del contratto

(www.StudioCataldi.it)